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La valeriana: ideale per i disturbi del sonno Torna alla pagina precedente
Sempre più persone soffrono d’insonnia e si affidano a rimedi naturali per lenire questo disturbo. Fra questi, la valeriana è uno dei più noti. Questo documento presenta alcune delle problematiche collegate e risponde a domande del tipo: Cos’è la valeriana? Quali sono i preparati di valeriana più comuni? Quali sono gli usi storici della valeriana? Quali studi clinici sono stati effettuati sulla valeriana e i disturbi del sonno? Come agisce la valeriana? L’uso della valeriana può avere effetti collaterali negativi? Chi non dovrebbe assumere valeriana? La valeriana interagisce con altri medicinali o influenza i test di laboratorio?

Informazioni chiave
  • La valeriana è un rimedio sedativo tradizionale (come infuso) e un ingrediente comune in prodotti pubblicizzati come lievi sedativi e coadiuvanti del sonno.


  • Gli studi clinici non hanno prodotto prove sufficienti ad attestare l’efficacia della valeriana nel trattamento di disturbi del sonno quali l’insonnia.


  • I principi attivi della valeriana hanno dimostrato effetti sedativi sugli animali, ma non vi sono prove scientifiche chiare sulla modalità d’azione della valeriana.


  • Non sono disponibili dati a lungo termine sulla sicurezza o sugli effetti indesiderati della valeriana.

Cos’è la valeriana?

La Valeriana (Valeriana officinalis) appartiene alla famiglia delle Valerianaceae ed è una pianta perenne nativa dell’Europa e dell’Asia e naturalizzata in Nord America. Ha un odore forte che può risultare sgradevole. Delle 250 specie esistenti, la V. officinalis (l’unica presa in considerazione in questo articolo) è la più diffusa in Europa e negli Stati Uniti. Altre denominazioni della valeriana: Setwall (Inglese), Valerianae radix (Latino), Baldrianwurzel (Tedesco).

Quali sono i preparati di valeriana più comuni?

Gli integratori a base di valeriana sono ricavati dalle radici, dai rizomi (fusti sotterranei) e stoloni (fusti orizzontali). Le radici essiccate sono commercializzate sottoforma di tè o tinture, le parti della pianta essiccate e gli estratti vengono inseriti in capsule o incorporati in compresse. Non c’è chiarezza dal punto di vista scientifico riguardo l’attività della valeriana, che potrebbe risultare da un singolo componente piuttosto che dall’interazione dei vari costituenti. I principali costituenti della valeriana sono: oli volatili (acidi valerenici), componenti meno volatili quali i sesquiterpeni e i valepotriati, utilizzati a volte per standardizzare gli estratti.

Quali sono gli usi storici della valeriana?

La Valeriana è stata usata come erba medicinale fin dai tempi dell’antica Grecia e dei Romani. I suoi usi terapeutici furono descritti da Ippocrate e nel II secolo Galeno prescriveva la valeriana per l’insonnia. Nel XVI sec., era usata per curare nervosismo, tremori, emicranie e palpitazioni cardiache. A metà del XIX secolo, la valeriana era considerata uno stimolante che provocava alcuni dei sintomi che avrebbe dovuto curare ed era quindi generalmente poco utilizzata come erba medicinale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, fu usata in Inghilterra per alleviare lo stress conseguente i raid aerei.

Oltre che per i disturbi del sonno, la valeriana è stata usata per spasmi, dolori gastrointestinali, crisi epilettiche e disturbi dell’attenzione legati all’iperattività. Tuttavia, non vi sono prove scientifiche sufficienti a supportarne l’uso in questi casi.

Quali studi clinici sono stati effettuati sulla valeriana e i disturbi del sonno ?

In una revisione sistematica della letteratura scientifica, per trovare prove dell’efficacia della valeriana nel trattamento dell’insonnia, sono state individuate e valutate diverse sperimentazioni cliniche randomizzate, controllate con placebo e in doppio cieco.

Nonostante i risultati di alcuni studi suggeriscano che la valeriana possa essere utile per l’insonnia e altri disturbi del sonno, altri studi non lo dimostrano. L’interpretazione di tali studi è resa più complessa dalla piccola entità dei campioni, dalle quantità e fonti diverse di valeriana, dalle differenti misurazioni dei risultati, dai potenziali errori dovuti all’alto numero di partecipanti che si sono ritirati. In conclusione le prove fornite da queste sperimentazioni sugli effetti benefici sul sonno della valeriana non sono conclusive.

Come funziona la valeriana?

Sono stati individuati molti dei componenti chimici della valeriana, ma non è noto quale possa essere responsabile degli effetti benefici sul sonno negli animali e negli studi in vitro. E’ probabile che non vi sia alcun principio attivo singolo e che gli effetti della valeriana risultino da più componenti che agiscono indipendentemente o sinergicamente. Si suppone siano due categorie di composti a dare gli effetti sedativi della valeriana. La prima categoria comprende i principali costituenti del suo olio volatile, inclusi l’acido valerenico e i suoi derivati, che hanno dimostrato proprietà sedative sugli animali. Tuttavia, estratti di valeriana a basso contenuto di questi componenti hanno comunque effetti sedativi, rendendo così probabile l’ipotesi dell’ integrazione tra più composti. La seconda categoria comprende i valepotriati. Valepotriati e derivati sono instabili e si decompongono durante la conservazione o in un ambiente acquoso, rendendo così difficile la valutazione della loro attività.
Un possibile meccanismo con cui la valeriana potrebbe provocare effetto sedativo è aumentando la quantità di acido gamma aminobutirrico (GABA, un neurotrasmettitore inibitorio) presente nella fessura sinaptica. I livelli di questi componenti variano significativamente tra le piante a seconda dei tempi di raccolta, con conseguente variabilità nelle quantità riscontrabili nei preparati di valeriana.

La valeriana può essere dannosa?

Sono stati riportati dai partecipanti a studi clinici solo pochi casi di effetti negativi attribuibili alla valeriana. Gli effetti collaterali più frequenti rilevati nelle sperimentazioni cliniche sono emicrania, vertigini, prurito e disturbi gastrointestinali, ma effetti simili sono stati rilevati anche per il consumo del placebo. In uno studio è emersa un´aumentata sonnolenza al mattino dopo l’assunzione dei 900 mg di valeriana; in un altro studio i 600 mg di valeriana (LI 156) non avevano provocato effetti clinici significativi su tempi di reazione, vigilanza e concentrazione la mattina seguente l´assunzione del composto. I valepotriati, componenti della valeriana non necessariamente presenti nei preparati in commercio, hanno presentato attività citotossica in vitro ma non effetti cancerogenici in studi sugli animali.

Chi non dovrebbe assumere valeriana?
  • Donne incinta o in allattamento non dovrebbero assumere valeriana senza consultare il medico perché non sono stati valutati i possibili rischi per il feto.


  • Bambini sotto i 3 anni non dovrebbero prendere la valeriana perché non sono stati valutati i possibili rischi per bambini di quest’età.


  • Chi prende la valeriana dovrebbe tenere presente della possibilità di aggiuntivi effetti sedativi derivanti da uso di alcol o medicine sedative, quali barbiturici e benzodiazepine.
La valeriana interagisce con altri medicinali o influenza i test di laboratorio?

Benché non sia stato rilevato che la valeriana interagisca con altre medicine o influenzi gli esami di laboratorio, questo ambito necessita di studi scientifici più rigorosi.



Tradotto ed adattato da: Office of Dietary Supplements - National Institutes of Health, Bethesda, Maryland 20892 USA, http://ods.od.nih.gov sotto la supervisione di Marco Riva, DISTAM, Università di Milano.

©2003 NIH. Reproduction of this fact sheet is permitted for educational purposes. Reproduction for sales purposes is not authorized.

©2008 COOP. La riproduzione di questo documento è permessa per usi educative. La riproduzione per impieghi commerciali non è autorizzata.


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